Verso l'Atlantico! | BITE
Duemila miglia da Bari a Lisbona, dal fondo dell'Adriatico all'oceano: una rotta che ripercorre all'incontrario la strada che fenici, greci e romani battevano per entrare nel Mediterraneo. Si parte a settembre, quando il mare del sud si è calmato e i venti estivi cominciano a cedere, e si arriva a fine ottobre sulla costa portoghese. Il viaggio si legge in quattro tempi. Il primo è italiano: il tacco del Salento a Santa Maria di Leuca, la Calabria magnogreca di Crotone, poi lo Stretto di Messina — tre chilometri d'acqua tra Scilla e Cariddi da attraversare con le tavole di marea in mano. Il secondo è insulare: le Eolie, Palermo e Trapani, la traversata per la Sardegna, e l'ultimo ancoraggio italiano a Porto Pino prima delle duecento miglia di mare aperto verso le Baleari. Il terzo tempo è spagnolo. Minorca e il porto naturale più lungo del Mediterraneo, Maiorca e i suoi cantieri, Ibiza e le praterie di posidonia, poi la costa iberica fino a Gibilterra: le Colonne d'Ercole, il limite del mondo per gli antichi e, per chi naviga, la vera porta dell'Atlantico. Da lì in poi cambia tutto — maree di tre metri, onda lunga oceanica, un altro modo di stare in barca. Il quarto tempo è atlantico: Cadice, la città più antica d'Europa occidentale; la risalita del Guadalquivir fino a Siviglia, ottanta chilometri di fiume per ormeggiare nel cuore dell'Andalusia; poi l'Algarve, la Ria Formosa e le falesie di Albufeira. Si doppia Capo San Vincenzo, l'angolo sud-ovest d'Europa, dove l'onda atlantica arriva senza più niente davanti, e si risale in oceano aperto fino alla foce del Tago. Le ultime miglia sono di fiume, dentro Lisbona. Ventuno tappe di terra, ventitré secoli di storia mediterranea, e una direzione sola: ovest.
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