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Come prendere decisioni migliori in mare | BITE

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Davanti a un problema, il rischio è anche fissarsi su un solo dettaglio e perdere di vista il quadro generale. Terzo articolo della serie sulla sicurezza in barca: consapevolezza situazionale, fixation error e il modello PIOSEE.

Davanti a un problema, il rischio più insidioso spesso non è il problema stesso, ma quello che ci facciamo: fissarci su un solo dettaglio e smettere di vedere tutto il resto.

Nel secondo articolo di questa serie abbiamo parlato di come un equipaggio diventa una squadra, attraverso competenze condivise, leadership chiara e comunicazione interna. In questo articolo entriamo in un momento più specifico: quello in cui, nonostante tutta la preparazione, qualcosa non va come previsto e bisogna decidere cosa fare, spesso con informazioni incomplete e poco tempo.

Il quadro generale conta più del dettaglio urgente

Un concetto che i fattori umani chiamano consapevolezza situazionale descrive la capacità di non fissarsi soltanto sul problema che si ha davanti, ma di continuare a tenere sotto controllo il quadro generale: dove siamo, cosa fanno le altre imbarcazioni, come cambia il vento, se qualcuno a bordo è stanco o confuso.

È un concetto semplice da enunciare e sorprendentemente difficile da mantenere sotto pressione. Quando qualcosa non funziona, l'attenzione si restringe naturalmente su quel qualcosa (è un meccanismo utile, che ci permette di concentrarci sul problema), ma se si restringe troppo si rischia di perdere di vista tutto il resto che continua a muoversi intorno a noi. In ambito aeronautico questo fenomeno ha un nome, fixation error, o visione a tunnel: la tendenza a concentrarsi su un singolo aspetto di un problema, ignorando altre informazioni rilevanti o segnali che indicherebbero un approccio diverso.

Il pericolo, davanti a un problema, non è solo il problema in sé: è la tendenza a fissarsi su di esso, perdendo di vista tutto il resto.

Una domanda che ci siamo ripetuti spesso, anche solo mentalmente durante le uscite di prova prima della partenza, è semplice: "Se continuiamo così per altri cinque minuti, cosa potrebbe succedere?" Non è una domanda che risolve il problema, ma serve a tenere aperta la visione periferica mentre ci si occupa del centro.

Un metodo per non saltare dal sintomo alla prima azione

La consapevolezza situazionale diventa più utile quando è accompagnata da un metodo per decidere, non solo per osservare. Qui entra in gioco PIOSEE: un modello di decision-making utilizzato in alcuni contesti di gestione delle emergenze, che noi abbiamo incontrato in ambito aeronautico e che presentiamo come promemoria mentale, non come procedura ufficiale per la nautica da diporto:

Problem: definire con chiarezza qual è il problema, non il primo sintomo che si vede.

Information: raccogliere le informazioni disponibili prima di agire.

Options: valutare più di una opzione, anche quelle che sembrano meno immediate.

Select: scegliere l'opzione che sembra offrire il margine di sicurezza maggiore in quel momento.

Execute: agire, con ruoli chiari su chi fa cosa.

Evaluate: verificare se il piano sta funzionando, ed essere pronti a rivederlo.

Non è una checklist da recitare alla lettera durante una vera emergenza nautica: sarebbe innaturale fermarsi a scandire sei parole mentre la barca va alla deriva. Il momento in cui PIOSEE rende davvero utile è prima, quando il tempo per pensare c'è ancora: usarlo nella pianificazione, nelle esercitazioni, nelle situazioni meno critiche, finché seguire questi passaggi non diventa quasi automatico. È in quel modo, più che ripetendolo a mente durante l'emergenza, che aiuta davvero a non saltare dal primo sintomo alla prima azione, senza aver capito cosa sta succedendo.

Un esempio: la perdita di propulsione

Prendiamo un caso che, pianificando la traversata verso Lisbona, abbiamo discusso più di una volta tra noi: il motore che si spegne vicino alla costa.

Il rischio della fixation error, in questo caso, è concentrarsi solo sul riavvio del motore (che è naturale, perché è il sintomo più evidente) e smettere di guardare tutto il resto. Ma il problema reale non è solo "il motore è fermo": è che la barca può andare alla deriva mentre lo risolviamo.

Applicando PIOSEE come promemoria: il problema da tenere a mente non è soltanto il motore spento, ma ciò che quella perdita di propulsione comporta, la barca può iniziare a derivare mentre cerchiamo di capire cosa è successo (che si tratti di un guasto meccanico, di un problema elettrico, di una perdita di carburante o d'altro). Le informazioni utili sono posizione, profondità, vento, traffico, distanza dai pericoli. Le opzioni vanno dal tentare il riavvio al preparare l'ancora, issare una vela per governare, chiamare assistenza o chiedere soccorso: non sono alternative esclusive, spesso si fanno in parallelo. La scelta dovrebbe cadere sull'opzione con il margine di sicurezza maggiore in quel momento, non su quella più comoda o più rapida da tentare. L'esecuzione richiede che sia chiaro chi governa, chi prepara l'ancora, chi comunica, esattamente il tipo di chiarezza sui ruoli di cui abbiamo parlato nel secondo articolo di questa serie. E infine si verifica: l'ancora tiene? La deriva continua? Il piano sta funzionando o va rivisto?

Conclusione: una buona decisione conserva margine

Una buona decisione, secondo la nostra esperienza, non è necessariamente quella più rapida, né quella che risolve subito il sintomo più vistoso. È quella che, anche scegliendo di agire subito, lascia aperte più strade: mantenere la consapevolezza situazionale e seguire un metodo come PIOSEE serve esattamente a questo, a non chiudersi su una sola opzione prima ancora di aver guardato tutto il quadro.

Non è un talento con cui si nasce, ed è per questo che vale la pena allenarlo prima che serva davvero: nelle uscite di prova, nei momenti tranquilli, nelle piccole decisioni di ogni giorno in barca. È lì che si costruisce l'abitudine a cui affidarsi quando il tempo si restringe e le informazioni sono poche.

Ma nessuna decisione, per quanto ben presa, nasce dal nulla: è quasi sempre preceduta da una catena di segnali che si potevano leggere prima. È proprio da lì che riprenderemo nel prossimo articolo di questa serie, per capire come riconoscere per tempo le minacce e gli errori che, se non affrontati, finiscono per trasformarsi in emergenza.

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