La prima tappa non è un riscaldamento | BITE
Bari–Santa Maria di Leuca: perché il primo giorno di navigazione comincia già con una notte intera in mare, e perché ci fermiamo due notti a Leuca prima ancora di averne bisogno.
Nell'ultimo articolo abbiamo lasciato la rotta com'è oggi: una struttura ancora larga, aree più che porti precisi, un ordine che ci sembra sensato ma non scolpito nella pietra. Da qui proviamo a scendere tappa per tappa. Si parte da dove tutto comincia davvero: Bari, e le miglia che separano i nostri ormeggi da Santa Maria di Leuca.
Chi guarda la mappa per la prima volta tende a immaginare il primo giorno come un riscaldamento. Poche ore, la costa sempre in vista, si rientra in porto prima di sera. Non l'abbiamo pianificata così, e vale la pena spiegare perché.
Una notte, non un pomeriggio
Pianifichiamo ogni tratta sulla velocità più bassa che Spritz tiene realisticamente, non sulla media, per gli stessi motivi spiegati la volta scorsa. A quella velocità, la distanza fino a Leuca vale poco più di un giorno pieno di navigazione. In pratica si parte al mattino da Bari e si arriva il giorno successivo, con almeno una notte intera in mare in mezzo.
Non è la tratta più lunga del viaggio. Ma è la prima, e questo cambia il peso che ha. Fino a quel momento Spritz è una barca ormeggiata, controllata, sistemata con calma. Da quel momento in poi diventa una barca che qualcuno deve governare al buio, tenendo i turni descritti nell'articolo su come vivere a bordo: circa tre ore quando governa il pilota automatico, due quando bisogna stare al timone. La prima notte è anche la prima volta che quel meccanismo viene messo davvero alla prova, non solo descritto.
Perché non una tappa più corta
Lungo la costa tra Bari e Leuca ci sono porti che avrebbero permesso di spezzare la traversata in due tappe più brevi, per esempio con uno scalo a Brindisi o a Otranto. Ne abbiamo discusso, ed è stata una delle poche vere discussioni su questa parte di rotta.
Alla fine abbiamo scelto di non fermarci. Il ragionamento è che questa prima tappa serve anche a un altro scopo, oltre a spostare la barca verso sud: è la prima occasione, dopo la partenza, per vedere come si comportano davvero barca ed equipaggio in condizioni reali, non solo sulla carta. Turni notturni, pilota automatico, gestione della stanchezza quando il corpo chiederebbe altro. Ci sembra più sensato scoprire subito se qualcosa non funziona come pensavamo, con Brindisi e Otranto ancora vicini e disponibili come rientro, piuttosto che rimandare quella prova a una tappa più impegnativa più avanti nel viaggio, quando un problema costerebbe di più.
Non è una certezza, solo la lettura che oggi ci convince di più. E in ogni caso Brindisi e Otranto restano lì sulla carta, un'opzione concreta se qualcosa dovesse andare storto già nelle prime ore.
L'ultimo angolo dell'Adriatico
Santa Maria di Leuca non è soltanto un punto comodo per interrompere il viaggio. È anche, per tradizione, il punto in cui si dice che l'Adriatico incontri lo Ionio: l'estremità meridionale del Salento, l'ultimo angolo di costa prima che la rotta giri decisamente verso ovest.
Non è un dettaglio tecnico e non ha influenzato la scelta della tappa più della logistica appena descritta. Ma segna comunque una soglia: dopo Leuca il viaggio smette di essere la costa pugliese che molti di noi conoscono e comincia a essere qualcos'altro.
Due notti prima ancora che servano
A Leuca la sosta prevista è di due notti. Non perché il porto richieda così tanto tempo per fare provviste o sistemare la barca, ma perché quelle due notti sono pensate come margine, non come necessità.
Nell'articolo precedente parlavamo di finestre meteo e del fatto che il calendario non decide mai la partenza. Qui è lo stesso principio, applicato alla prima tappa concreta. La partenza da Bari ha già tre giorni di tolleranza. Se il primo scalo avesse zero margine, un ritardo alla partenza si trasformerebbe automaticamente in un ritardo su tutto quello che viene dopo, tappa dopo tappa, per l'intero viaggio. Due notti a Leuca assorbono quel rischio subito, invece di scaricarlo più avanti.
Se poi il margine non dovesse servire, quelle due notti diventano semplicemente il tempo per controllare la barca dopo la sua prima vera notte di navigazione: verificare che nulla si sia allentato, che i consumi siano quelli attesi, che tutto quello che doveva funzionare al buio abbia effettivamente funzionato. Non è tempo sprecato in nessuno dei due casi.
Quello che viene dopo
Da Leuca la rotta gira nello Ionio, verso Crotone. È un tratto di costa diverso da quello pugliese, con porti diversi e priorità diverse, e con almeno una scelta su cui abbiamo discusso più a lungo che su questa. Ne parleremo nel prossimo articolo.
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