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L'equipaggio prima del capitano | BITE

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Il varo di Spritz era fissato per l'8 settembre, ma non ci siamo arrivati noi per primi. Primo di tre articoli sulla vera partenza verso Lisbona: una febbre, due ragazzi tedeschi arrivati puntuali, e una barca affidata a un equipaggio prima ancora di avere un capitano a bordo.

L'8 settembre Spritz doveva essere varata a Bari, e noi saremmo dovuti essere lì a guardarla toccare l'acqua per la prima volta.

Non è andata così.

Qualche giorno prima della partenza mi sono ammalato: febbre alta, di quelle che non lasciano scampo. Niente Bari, niente varo, solo letto e attesa. Per me e la mia famiglia il viaggio è slittato di quasi una settimana.

Nepo e Joseph invece no.

I due ragazzi tedeschi che si erano uniti a noi per le prime tappe sono arrivati puntualissimi l'8, come da programma, e si sono trovati davanti una barca appena uscita dall'acqua senza nessuno ad aspettarli.

Hanno deciso di restare lì, a bordo, ad aspettarci. E nel frattempo, pur essendo entrambi alle primissime armi con la vela, si sono messi a pulire e a preparare la barca da soli. Hanno conosciuto Spritz prima ancora di noi.

Il genoa che non c'era

Siamo arrivati il 13. Ispezione approfondita, qualche ritocco dell'ultimo minuto, e poi la prima vera decisione del viaggio, ancora prima di mollare gli ormeggi.

Il genoa nuovo che avevamo ordinato non era arrivato. La domanda era semplice: partire subito con il piano velico che avevamo, un po' sottodimensionato, sfruttando quel poco di vento rimasto, oppure aspettare il genoa e rischiare di ritrovarci con la vela nuova e il mare piatto?

Abbiamo scelto di partire. Il 15 settembre siamo finalmente salpati da Bari, e non ce ne siamo pentiti.

8,11 nodi

Cinque giorni di ritardo si pagano in mare: il vento buono su cui contavamo se n'era andato insieme alla finestra meteo. Ma quello rimasto è bastato, e più che bastato.

Uno scafo appena uscito dal carenaggio in cantiere, tutto il sartiame nuovo: Spritz ha volato sull'acqua. Abbiamo toccato 8,11 nodi, il record della barca, tecnicamente più veloce di quanto uno scafo di 32 piedi come il nostro dovrebbe poter andare. Un bel modo per cominciare, con o senza genoa.

Perché Otranto e non Leuca

Il piano originale prevedeva la prima sosta a Santa Maria di Leuca. Partendo in orario avremmo trovato un vento da est che ci avrebbe spinto a vela dritti attraverso il Golfo di Taranto fino a Crotone. Con il ritardo accumulato, quel vento non c'era più, e Leuca perdeva senso come prima tappa.

C'era anche un problema più banale. Nella fretta di sistemare gli ultimi dettagli sulla barca prima di partire, ci eravamo dimenticati di fare rifornimento di carburante. Non che ne avessimo poco: quanto bastava per arrivare a Crotone a motore. Solo che a me non piace mai far scendere il serbatoio sotto metà, perché con il mare mosso il gasolio si muove, solleva i depositi e i depositi intasano i filtri. A complicare le cose, il carrellino che usavamo per trainare le taniche si era rotto a Bari, e lo avevamo buttato.

Ad Otranto c'era un benzinaio proprio in banchina, comodo abbastanza da farci decidere di anticipare la sosta.

C'era anche un'altra ragione, meno tecnica. Dopo 24 ore di navigazione filata ci sembrava sensato fermarci un momento: io, Sami e i cani dovevamo riabituarci ai ritmi della navigazione d'altura, e per Nepo e Joseph era la primissima volta in mare in assoluto. Buttarli subito in due giorni senza sosta ci sembrava eccessivo.

Rifornimento a Otranto, una seconda sosta poco distante per un tuffo, e poi la notte verso Crotone.

Timone a vento, mai domato

Un dettaglio che vale la pena raccontare qui, perché torna in ogni tappa da questa in poi: il pilota automatico non funziona. Contavamo sul timone a vento venduto insieme a Spritz, mai usato prima di allora. Ad oggi non siamo ancora riusciti a farlo funzionare come si deve.

Per tutto il viaggio, quindi, si naviga a mano.

Gli ultimi giorni insieme

C'era ancora un motivo per tenere il ritmo: Nepo e Joseph dovevano rientrare in Germania il 20, e volevamo arrivare a Crotone con abbastanza margine da lasciargli anche qualche giorno di riposo, dopo la corsa fatta per partire da Bari prima che sulla Puglia si scatenasse una tempesta vera. Siamo arrivati il 17, con due giorni di anticipo.

E quei due giorni all'ancora sono stati il primo vero respiro del viaggio.

La sera del 18 ce li siamo goduti con un film proiettato a bordo di Spritz, in rada, sotto le stelle: niente di che, ma dopo la settimana appena passata è bastato a sembrarci una festa.

Il 19 mattina Nepo e Joseph sono ripartiti per la Germania.

Si chiude così la prima tappa della rotta verso Lisbona. Non con noi al comando fin dal primo minuto, come forse ci si aspetterebbe, ma con un equipaggio arrivato prima di noi, che si è preso cura della barca senza che nessuno glielo chiedesse, e che ci ha accompagnato fino al primo vero traguardo del viaggio.

Poche ore dopo la loro partenza, a bordo di Spritz è salito qualcun altro.

Ma quella è un'altra storia.

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