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I cani in barca non sono il problema che sembrano | BITE

I cani in barca non sono il problema che sembrano | BITE

Due cani nordici di grossa taglia su dieci metri di barca: il caldo, i bisogni, il sale, la sicurezza, i passaporti. Quasi tutto quello che si dà per scontato, nella pratica, funziona al contrario — tranne una cosa.

La domanda ce la fanno tutti, sempre per prima: «Sì, ma i bisogni?»

È la domanda sbagliata. Non perché sia sciocca, ma perché i bisogni sono una delle cose più semplici da risolvere a bordo. Le difficoltà vere sono altre, e quasi nessuno le nomina.

Viviamo su dieci metri con due cani grandi: Godot, un akita americano, e Freyja, un alaskan malamute. Due nordici, doppio pelo, taglia importante. Sulla carta è la combinazione peggiore possibile per una barca a vela nel Mediterraneo. Nella pratica, quasi tutto quello che ci aspettavamo si è rivelato al contrario.

Il caldo si gestisce da solo

Il timore numero uno, con due nordici, è il caldo. È anche il più sopravvalutato.

A bordo c'è quasi sempre un po' di vento, ed è quello che fa la differenza: un cane a doppio pelo al sole ma ventilato sta meglio di un cane all'ombra in una città ferma. Lo diciamo senza esagerare — li abbiamo visti soffrire di più a Milano che in Grecia ad agosto.

Il resto è organizzazione dell'ombra. Abbiamo un ombrellone da balcone modificato, fissato all'albero a prua e ai paterazzi a poppa: copre l'intero pozzetto e, siccome pende sui lati, funziona anche nelle ore in cui il sole non è perpendicolare. L'arco dei pannelli solari ombreggia il giardinetto, che è diventato uno dei posti preferiti. In navigazione c'è l'ombra del genoa.

Ma la parte che conta davvero è che non serve gestirli. I cani si spostano da soli durante la giornata seguendo l'ombra e si sistemano nel punto più comodo della coperta. Su questo sono completamente autonomi.

Essere grandi è un vantaggio

Il secondo timore è la taglia. Anche questo, al contrario.

Dal tender alla barca, e viceversa, salgono con un salto. Quando accostiamo una spiaggia o una banchina aspettano il comando a bordo e poi saltano a riva. Sono agili e hanno un buon equilibrio, e la mole li aiuta: coprono dislivelli che per un cane piccolo sarebbero un problema serio.

Quello che con cani grandi diventa davvero più complicato non è muoverli. È lo spazio in pozzetto quando bisogna manovrare — e questo ci porta all'unica parte di questo articolo in cui non c'è niente da ridimensionare.

La sicurezza, dove invece si fa sul serio

Se per qualsiasi motivo i cani restano soli a bordo, in navigazione o all'ancora, indossano il giubbotto di salvataggio.

A poppa teniamo una rampa gonfiabile su misura per cani. Da fermi la lasciamo sempre in acqua; in navigazione resta a portata di mano, legata con un nodo a scioglimento rapido: basta tirare la cima e cade in mare, trattenuta da una seconda cima perché non si perda. Non è un accessorio. Facciamo regolarmente simulazioni di caduta e recupero, e non tanto per allenare noi: il rischio vero, se un cane finisce in acqua davvero, è il panico. L'unico modo per evitarlo è che la situazione gli sia già familiare.

Poi c'è la regola che applichiamo più spesso e che ai cani piace meno. Loro in barca si sentono al sicuro e vogliono stare sopracoperta anche quando le condizioni non sono buone. Godot, in particolare, è così temerario da provare ad andare a prua col mare mosso. Difficilmente glielo permettiamo, soprattutto a vela: è più sicuro per loro, ed è più sicuro per noi, perché il pozzetto ci serve libero per lavorare.

Durante le traversate notturne di solito stanno sottocoperta. Se il mare è particolarmente calmo li lasciamo in coperta, ma con la safeline agganciata al giubbotto e senza il permesso di uscire dal pozzetto.

I bisogni, ovvero la domanda facile

E veniamo alla domanda di tutti.

In coperta teniamo un tappetino di erba sintetica, cento per settanta centimetri. Non lo centrano quasi mai — ci fanno i bisogni attorno — ma poco importa: l'importante è che li facciano. Poi si prende una secchiata d'acqua di mare e si sciacqua la coperta. Fine.

La parte difficile non è pratica, è di apprendimento, e dura poco. Le prime volte Godot si è trattenuto quasi un giorno intero prima di cedere. Poi ha capito che quando non si vede terra può, anzi deve, farli a bordo. Freyja è ancora un po' confusa: li fa dove si trova, senza porsi troppe domande. Da questo punto di vista è più gallina che cane.

Il sale non è un problema. La pioggia sì.

Questa è la sorpresa più grande, e vale la pena dirla perché va contro quello che pensano quasi tutti.

Il pelo di questi cani, soprattutto quello dell'akita, è naturalmente idrorepellente. Si asciugano in fretta, il sale non resta, e — la cosa che ci piace di più — non puzzano di cane bagnato. Sotto questo aspetto funzionano meglio di razze famose per il loro rapporto con l'acqua. D'estate li risciacquiamo con acqua dolce quando siamo in porto, più o meno ogni una o due settimane, ed è tutto.

Qualche accortezza c'è: evitiamo di bagnarli a ridosso del tramonto e controlliamo che non restino bagnati troppo a lungo, per non avere problemi di pelle. D'inverno la faccenda si complica un po'. Ma il vero nemico, paradossalmente, è la pioggia, non il mare.

Il problema concreto del doppio pelo è un altro, ed è molto meno poetico: peli ovunque, letteralmente. I filtri degli scarichi del pozzetto si intasano e vanno puliti regolarmente. Se dovessimo indicare la manutenzione in più che i cani ci costano, è questa.

Cibo, acqua, e la scorta prima di partire

Mangiano principalmente cibo secco, in pozzetto, due volte al giorno. Prima di una partenza lunga facciamo scorta di qualche decina di chili.

C'è però un accorgimento che consigliamo a chiunque viaggi con un cane: abituarlo a mangiare variegato. In un altro paese non si sa mai quali marche si trovino, e un cambio improvviso di alimentazione su un cane abituato a una sola cosa significa problemi intestinali, dermatiti e giornate scomode per tutti. Averli abituati alla varietà rende un cambio di marca un non-evento.

L'acqua pesa più del cibo, in tutti i sensi. Portiamo circa cinquanta litri dedicati solo a loro, in taniche separate, oltre al serbatoio della barca e alle taniche di acqua potabile per noi. Cinquanta litri durano quattro o cinque giorni in due.

In porto hanno tre ciotole: due in coperta, a prua e a poppa, normali, e una sottocoperta, che è speciale, costruita per non far traboccare l'acqua. Non è un vezzo: è quello che ci evita di ritrovarci la sentina allagata.

Passaporti, vaccini, assicurazione

Entrambi hanno il passaporto europeo e la vaccinazione antirabbica. È il minimo, e non sempre basta: alcuni paesi richiedono trattamenti aggiuntivi o condizioni particolari, anche dentro l'Unione Europea. La regola quindi è verificare prima, ogni volta.

Un esempio concreto. Per entrare in Norvegia serviva un trattamento antiparassitario effettuato al massimo cinque giorni prima dell'ingresso nel paese, e questo ci ha costretti a pianificare i tempi di avvicinamento con attenzione. Quella volta eravamo in camper, il che è molto più semplice: in barca, dove sono le finestre meteo a decidere quando si parte, un vincolo di cinque giorni diventa un problema di pianificazione vero.

Nessuno ci ha mai chiesto un'assicurazione per i cani. Noi ne abbiamo comunque una per entrambi, che copre responsabilità civile, spese legali e spese veterinarie per malattia e infortunio su tutto il territorio europeo. Con cani di questa taglia, e non sempre socievoli, per noi è di fatto obbligatoria.

A bordo teniamo farmaci e materiale di pronto intervento per le situazioni veterinarie più comuni, scelti insieme al nostro veterinario in una consulenza dedicata. Per i viaggi internazionali c'è poi un passaggio in più a cui pochi pensano: verificare che quei farmaci si possano importare nel paese di destinazione.

Dove dormono

Con il bello, ognuno ha il suo posto in coperta. Godot sta a prua, praticamente sopra la nostra testa visto che la cabina armatoriale è lì sotto — e ci sono notti in cui lo detestiamo, per il ticchettio delle unghie sulla vetroresina. Freyja dorme in pozzetto. Lasciamo il tambuccio aperto, così Godot può scendere da solo quando gli va, e spesso lo fa: uno dei divanetti della dinette è diventato suo.

D'inverno, quando piove, e durante le navigate impegnative, stanno giù. Godot sul divanetto, Freyja sul paiolato. Se il mare è molto mosso anche Godot finisce sul paiolato, per ovvie ragioni.

Il carattere conta più della razza

Chiudiamo con l'unica cosa che non si può comprare né organizzare.

Godot è un akita americano e non sa cosa sia la paura: non reagisce al motore, alle vele che sbattono, ai temporali. Freyja, di natura, è molto più timorosa. Eppure a bordo è tranquilla, e il motivo è doppio: Godot le dà sicurezza, e la barca è casa sua.

È il punto che ci sentiamo di lasciare a chi sta valutando se portare il proprio cane in mare. Il caldo si organizza, i bisogni si insegnano, il sale non è un problema, la burocrazia si studia. Quello che davvero cambia tutto è se il cane, a bordo, si sente a casa.

E le notti in mare, con loro? Quella è un'altra storia, e la scriveremo dopo averne fatte abbastanza.

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